Una Montagna Di Animali

VIPERA

 

Il suo morso inocula un veleno molto potente, tanto da poter essere letale in alcuni casi. Fortunatamente si tratta di un animale molto schivo, che preferisce la fuga all’autodifesa. Per questo i casi di morsi di vipera sono decisamente rari.

COME RICONOSCERE UNA VIPERA: è importante saper riconoscere bene una vipera in base alle sue caratteristiche morfologiche, in modo da non confonderla con altri rettili non velenosi. La lunghezza del rettile è compresa tra 70 e 80 cm; è caratterizzata da un corpo tozzo con una coda corta e tronca; la testa piuttosto appiattita, con una caratteristica forma triangolare oppure a losanga e a punta e l’estremità del viso rivolta verso l’alto. Tra occhio e bocca sono situate delle scaglie poste su più file; le pupille sono schiacciate e verticali, a fessura, anziché rotonde. In bocca si trovano 2 grossi denti veleniferi, molto appuntiti e dotati di scalanature, che permettono al veleno di uscire e penetrare nei tessuti della vittima. La vipera dal corno possiede la caratteristica protuberanza sopra al naso, ben visibile.

COME AVVIENE IL MORSO: Il morso avviene in tre fasi: apertura della bocca con un angolo maggiore di 180°, estrazione delle zanne, morso. In media un morso può contenere dai 5 ai 40 mg di principio attivo, minore se la vipera ha da poco morso un altro animale e le sedi prevalentemente colpite sono gli arti inferiori e superiori, ma i siti di aggressione più pericolosi sono il collo o la testa. Circa il 20% dei morsi di serpente sono “morsi secchi”, ossia senza inoculazione di veleno che, ricordiamo, è essenziale per la vita del rettile, per cui la vipera tende a non sprecarlo mordendo l’uomo. Il veleno della vipera contiene acqua, protidi, nucleotidi, ioni, metalli; sostanze che consentono di immobilizzare, uccidere e digerire la preda. Il segno caratteristico del morso è la presenza di due piccoli fori distanziati di 0,5-1 cm, più profondi degli altri, corrispondenti ai segni lasciati dai denti veleniferi. Talvolta il morso, oltre a presentare i fori dei denti veleniferi, mostra il segno lasciato dagli altri denti, sebbene in modo meno evidente. Il morso di altri serpenti on velenosi non presenta i due fori maggiori, ma il segno dell’intera arcata dentaria a forma di V. Può però succedere che la vipera abbia perso un dente velenifero, oppure che il morso non sia andato completamente a segno e a fondo. In tal caso può essere presente un solo foro del dente velenifero.Zona del morso compaiono dopo pochi minuti, i seguenti effetti locali: dolore, tumefazione imponente ed estesa, necrosi e chiazzatura emorragica (livido). Tra gli effetti generalizzati, che compaiono dopo circa 1 ora dal morso: mal di testa, nausea, vomito, dolori addominali, febbre, difficoltà nei movimenti, alterazione dello stato di coscienza, inoltre possono comparire vomito di sangue, feci con sangue digerito e colorazione giallastra della pelle. Nei casi più gravi si ha la morte per grave insufficienza cardiocircolatoria o per gravi alterazioni della coagulazione del sangue.

FATTORI DI RISCHIO: Alla gravità dell’avvelenamento concorrono numerosi fattori: età, peso corporeo, condizioni generali della persona, con bimbi, anziani e persone debilitate più a rischio; sede del morso (punti più critici sono testa e collo), profondità del morso (il grasso limita la diffusione del veleno), quantità del veleno (è più abbondante e denso subito dopo il letargo), movimento della persona dopo il morso (non muoversi per evitare che il veleno entri in circolo più velocemente).

COSA FARE IN CASO DI MORSO DI VIPERA Se si è morsi, occorre mantenere il più possibile la calma, dato che l’agitazione provoca l’attivazione incontrollata dei meccanismi da stress che provocano una più rapida diffusione del veleno; sfilando anelli, bracciali ecc. prima che il gonfiore lo impedisca. E’ opportuno lavare la ferita con acqua ossigenata con permanganato di potassio o con acqua semplice perché il veleno di vipera è idrosolubile; evitando disinfezioni con alcool o sostanze alcoliche perché il veleno della vipera, a contatto con l’alcool, forma composti tossici. Premete la ferita immediatamente dopo il morso, in modo da far uscire la maggior quantità possibile di veleno. Potete utilizzare il laccio emostatico solo per bloccare la circolazione linfatica e venosa, non quella arteriosa. Il laccio, abbastanza stretto, deve permettere però la fuoriuscita di sangue dalla morsicatura e un dito deve poter passare sotto di esso (le pulsazioni devono essere rilevabili nell’arto). Controllatelo periodicamente e, se necessario, allentatelo. Se il gonfiore raggiunge la fasciatura, legate 5-10 cm più in alto un’altra fasciatura e poi togliete quella effettuata prima. Se il morso è avvenuto su un braccio o una gamba, potete applicare una fasciatura molto stretta a monte della ferita, sino alla fine dell’arto. Inoltre, evitate procedure di aspirazione o rimozione meccanica del veleno (es. suzioni, incisioni); non succhiate il veleno della ferita con la bocca (è molto probabile avere nel cavo orale piccole ferite causate dallo spazzolino da denti); non somministrate alcolici (che hanno effetto depressivo sul SNC e vasodilatatore periferico, facilitando quindi l’assorbimento del veleno)

CURA In ospedale, dopo la rimozione dell’eventuale bendaggio compressivo, si attribuisce la classe di gravità, verificando la copertura antitetanica e l’eventuale profilassi; effettuando prelievi per esami ematochimici (emocromo completo, coagulazione, enzimi muscolari, funzionalità renale, elettroliti inclusi calcio e magnesio) ed elettrocardiogramma, terapia sintomatica per il dolore, monitoraggio della progressione dell’edema peri-lesionale e dei segni e sintomi sistemici, con rivalutazione della classe di gravità e dei segni e sintomi sistemici, con rivalutazione della classe di gravità, inizialmente ogni 1-2 ore ; osservazione per almeno 8-12 ore in caso di morso senza sintomi di avvelenamento (grado 0), ricovero per i pazienti con avvelenamento di grado 1,2 o 3, considerando i criteri per la somministrazione di antidoto per il trattamento dei pazienti con avvelenamento di grado 2 e 3.

PREVENZIONE Per evitare di essere morsi da una vipera: non disturbate nessun serpente e non tentate di uccidere quelli incontrati; non camminate tra la vegetazione a piedi nudi o con scarpe basse ma indossate calzettoni di lana pesante e calzoni lunghi di tessuto; non frugate tra la vegetazione a mani nude; camminate con passo pesante, battendo le erbe e le pietre con un bastone (le vipere hanno un udito poco sviluppato ma sono molto sensibili a movimenti e vibrazioni), non salite sui muretti o pendii appoggiando le mani dove non si vede perfettamente; sedetevi, sdraiatevi o fate picnic solo in luoghi aperti e distanti da ammassi vari, pietraie, muretti, legnaie; scuotete con decisione e più volte giubbotti e maglioni deposti a terra o appesi ai rami dei cespugli prima di reindossarli; controllate a vista i bimbi piccoli e fateli giocare solo in posti sicuri, facendo attenzione ai rustici abbandonati o ai casolari isolati. Se proprio siete costretti a colpire una vipera (possibilmente con un sasso o un bastone sul capo), mantenetevi ad almeno un metro da essa , distanza che consente di non correre rischi.

Orso Bruno

 

Solo fino a pochi anni fa questo articolo sarebbe stato impensabile: sul territorio italiano, fatta eccezione per le aree del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, l’orso era una presenza legata ormai soltanto alla mitologia e alla leggenda.Oggi, per fortuna, molte cose sono cambiate e, nelle Dolomiti (fra il Trentino occidentale e il Friuli orientale), vive stabilmente una popolazione di orsi bruni di circa 50/60 esemplari, in costante espansione.Insomma, la probabilità di imbattersi in uno di questi grandi plantigradi durante un’escursione, per quanto ancora remota, oggi non è più così assurda, e vale certamente la pena di soffermarsi un poco per capire come bisogna comportarsi nel caso di un incontro.Una prima cosa va messa subito in chiaro: per l’orso bruno l’uomo non rappresenta una preda appetibile, quindi non sarà certo lui a venirci a cercare per aggredirci, anzi, solitamente farà tutto il possibile per stare alla larga da noi. Un incontro fortuito però può accadere e, in tal caso, se si sentisse minacciato dalla nostra presenza, potrebbe decidere di difendersi attaccando.È quindi importante capire quali siano i comportamenti da tenere per evitare di inquietare questo simpatico bestione, che può superare tranquillamente i 130 kg di peso, arriva ad un’altezza di quasi 2 metri, è dotato di denti e artigli formidabili, riesce a correre alla velocità di 50 km orari ed è un ottimo arrampicatore.Quando l’incontro avviene a distanza non troppo ravvicinata (superiore ai 30 metri), conviene cambiare strada, tornando sui propri passi oppure aggirando alla larga la zona dove si trova l’orso. Il tutto senza panico e senza fretta: meglio eseguire la manovra lentamente, tenendo sempre lo sguardo al nostro orso.Quando il randezvous avviene a distanze inferiori le cose si complicano un po’, perché agli orsi non piace essere sorpresi mentre sono intenti nelle loro faccende private. Un orso interrotto durante il pasto può innervosirsi notevolmente, così come una mamma disturbata mentre va a spasso con i cuccioli (attenzione: anche se vedete solo i piccoli la madre è sempre nelle vicinanze!).Anche in questa situazione la prima regola è: calma e gesso! Niente fughe precipitose, niente movimenti bruschi, men che meno atteggiamenti aggressivi (non provate a mettere in fuga l’orso lanciando sassi o bastoni!). La regola è allontanarsi piano, osservando il comportamento del plantigrado senza però fissarlo negli occhi, atteggiamento che potrebbe essere scambiato per un segnale di aggressività. Per far capire che siamo uomini, è bene parlare (anche se si è da soli), sempre con un tono di voce basso e pacato.Se, nel frattempo, l’orso si alza sulle zampe posteriori, non c’è troppo da preoccuparsi: non si tratta generalmente di un atteggiamento aggressivo, ma del suo modo per osservarci meglio e valutare se possiamo rappresentare un pericolo.A questo punto le cose possono andare in due modi, uno buono e uno un po’ meno.Nella prima ipotesi Yoghi se ne va pacificamente per la sua strada e voi per la vostra. Nel secondo avrete incontrato l’orso sbagliato, nel posto sbagliato, nel momento sbagliato…Spiegare cosa fare quando ci si ritrova a distanza ravvicinata con un orso che assume atteggiamenti minacciosi e prova ad attaccare è un po’ come enunciare le regole di comportamento da tenere in caso di terremoto: mettersi sotto il tavolo, rannicchiarsi con la testa protetta dalle mani… sì, ma se nel frattempo ti cade addosso il palazzo?Di certo la fuga è un’opzione molto attraente ma da escludere: il ragazzone ci sopravanza abbondantemente per accelerazione e velocità e non andremmo molto lontano, anzi non faremmo altro che assumere un atteggiamento tipico delle prede, suscitando in lui l’istinto predatorio.Gli esperti raccomandano di continuare a mantenere la calma anche di fronte a una minaccia di attacco, che, il più delle volte, si risolve in un bluff: l’orso finge di caricare, ma, prima di arrivare al contatto fisico, svicola tutto a mancina e se ne va per la sua strada!Ciò detto, le fonti non sono perfettamente concordi su come affrontare “con calma” un orso che si prepara ad attaccare. Molti consigliano di sdraiarsi lentamente pancia a terra, proteggere il collo e la testa con le mani, rimanere immobili e… fare il morto! Strategia in cui perseverare anche nel caso in cui ci arrivasse qualche zampata di assaggio.Lecito, ovviamente, avanzare qualche dubbio sulla propria capacità di rimanere lucidi e imperterriti nella “tecnica del morto” in una tale situazione…Così come altri animali selvatici anche l’orso reagisce con una rapida fuga all’incontro con l’uomo. Nell’orso sia l’udito che l’olfatto sono molto meglio sviluppati che negli esseri umani. Quest’ultimi di solito non notato nè la sua presenza né la sua fuga.L’avvistamento di un orso è un’occasione rara e fortunosa, e se l’animale si trova a debita distanza, quest’evento va goduto in tranquillità. Non vi è alcun pericolo.L’osservatore non deve lasciare la sua posizione o tentare di avvicinarsi all’animale per fotografarlo. Lo stesso vale anche per l’osservazione di giovani orsi. Le madri hanno un forte istinto di protezione e generalmente non sono molto distanti dai loro cuccioli.Gli orsi attaccano solo quando si sentono minacciati.Alcuni orsi assumono un comportamento aggressivo di giorno, e quest’atteggiamente ha solo uno scopo intimidatorio e di mettere in fuga la persona. Questi cosiddetti finti attacchi avvengono senza alcun contatto fisico tra l’animale e l’uomo.Tuttavia se dovesse verificarsi un attacco di una persona, sulla base delle esperienze provenienti dal Nord America e dell’Europa dell’Est, bisognerebbe attuare il seguente comportamento:

  • Mettere davanti a se un oggetto, ad esempio il cestino dei funghi o lo zaino.

  • Se questo non dovesse essere d’aiuto, sdraiarsi a terra in posizione fetale proteggendo la testa con le braccia.

IL LUPO

 

 

I lupi sono animali predatori e forti, ma non aggrediscono l’uomo. Se sei visto da un lupo, non scappare. Ignoralo, fagli capire che non vuoi avere niente a che fare con lui, non mostrare paura né panico e cerca di stare sereno. I lupi temono l’uomo piu di quanto l’uomo non tema loro

  1. Evita di farti vedere. Se vedi il lupo prima che lui si accorga te, allontanati silenziosamente e resta vigile. Ricorda: se vedi un lupo, probabilmente ne sono presenti altri. Può capitare che questi animali si spostino da soli, ma quasi sempre cacciano in branco.

  2. Se il lupo ti vede, arretra lentamente. Evita di mantenere il contatto visivo negli occhi (viene percepito comune minaccia) e non voltargli le spalle. Se provi a scappare, indietreggia tenendo l’animale davanti a te. Se si trovasse dietro di te, il suo istinto da predatore potrebbe attivarsi. Cammina lentamente all’indietro rivolto sempre verso il branco.

  3. Non correre via. I lupi sono più veloci di te, soprattutto in un bosco. Inoltre, se scappassi correndo, potresti scatenare l’istinto da predatore dell’animale. Se non eri già inseguito da un branco, quasi sicuramente lo saresti se cominciassi a scappare.

  4.  Non lanciare del cibo a un lupo. Nutrire questi animali li abitua alla presenza dell’uomo, rendendoli più audaci e meno spaventati dalla nostra specie.

  5. Unisciti ad altre persone. Se ti trovi in un gruppo di persone attaccate dai lupi, formate un cerchio, per proteggere al centro i bambini e le persone ferite. Quando i branchi attaccano gruppi di prede, prendono di mira gli anelli deboli: i giovani, gli anziani e i malati. Qualunque cosa tu faccia, non allontanarti dal gruppo. Assicurati che almeno una persona guardi in ogni direzione, così che i lupi non possano cogliervi di sorpresa.

    • I lupi cercano di trovare gli anelli deboli dei gruppi di prede. Vedono tutti gli elementi del gruppo come potenziali prede. I bambini sono i bersagli preferiti, perché sono piccoli e deboli. Quando i lupi attaccano gli umani, nella quasi totalità dei casi le loro vittime sono i bambini..

    •  lupi artici usano questa tattica per cacciare il bue muschiato: osservano la mandria a distanza, aspettando che i fianchi si aprano quando uno dei buoi adulti è distratto, poi penetrano all’interno per colpire gli esemplari più deboli.

CONSIGLI

  • I lupi solitari tenteranno raramente di attaccarti in modo diretto. Cerca di apparire più grande e minaccioso allargando le braccia, agitando i lembi della giacca e tenendo delle cose tra le mani.

  • Se dei lupi cercano di attaccarti, non scappare! Questi animali sono spinti geneticamente a inseguire le prede che corrono via, perciò evita di farlo.

  • Se possibile, fai delle ricerche sui lupi prima di addentrarti in zone dove sono presenti. Meglio conoscerai questa specie, maggiori saranno le tue probabilità di sopravvivenza.

  • I lupi sono molto protettivi nei confronti dei loro cuccioli e non apprezzano che un estraneo li tocchi. Se incontri dei cuccioli di lupo, evitali!

  • Non trattare un lupo come se fosse un cane. Il morso di uno di questi animali ha la forza di oltre 100 kg per centimetro quadrato, molto superiore a quella di un cane medio!

AVVERTENZE

  • Non cercare di scappare da un lupo o da un branco correndo. Chiedi a tutte le persone insieme a te di formare un cerchio e tenete i bambini al centro. Lanciate pietre ai lupi, fate molto rumore e cercate di apparire minacciosi. I lupi non ottengono alcuna preda per una caccia su cinque, di solito quando la vittima prescelta reagisce.

  • Un detto recita: “La forza del branco è il lupo e la forza del lupo è il branco”. Un branco di lupi composto da più unità di quelle del tuo gruppo può essere difficile da scacciare – questo è vero soprattutto se il branco è molto grande. Raramente i branchi superano i 6 esemplari, ma è possibile che arrivino fino a 30.

  • Non permettere ai bambini di muoversi senza supervisione durante le escursioni, in campeggio o quando si trovano in una zona dove sono presenti lupi. I piccoli sono vulnerabili agli attacchi a causa delle loro dimensioni e della loro poca forza. Potrebbero anche non riconoscere una situazione di pericolo.

  • Se sei stato morso da un lupo, chiama il 113 e corri subito in ospedale. È un’eventualità rara se non hai provocato l’animale, ma è pur sempre possibile. Potresti aver bisogno di un vaccino contro la rabbia o di un richiamo del vaccino, per evitare possibili rischi.

La malmignatta

Nella lista dei “malefici” non poteva mancare un aracnide. L’Italia non è certo la terra dei ragni velenosi, ma anche noi abbiamo il nostro bel mostriciattolo, piccolo ma “cattivo”. La malmignatta, infatti, misura al massimo 1,5 centimetri, zampe comprese, ma il suo veleno è potentissimo! Il morso non provoca alcun dolore, ma, quando entrano in circolo, le sostanze iniettate possono provocare, nausea, conati di vomito, campi addominali, febbre, cefalea e, in rarissimi casi, può essere anche letale. Questo ragno è diffuso un po’ in tutta l’area mediterranea e lo si può incontrare nelle zone aride o di macchia bassa, fra le rocce o le pietre dei muretti a secco. Per fortuna (nel caso remoto di un incontro) non vi sarà difficile individuarla, visto che sfoggia un appariscente abitino nero lucido tipo latex, con tredici macchie color rosso vivo sul dorso.

La zecca

Nonostante la sua pessima fama, la zecca non si meriterebbe di stare in questo elenco. Lei, di suo, non chiede altro che farsi un micro pasto, assolutamente indolore, succhiando una quantità irrisoria del nostro sangue. Il problema è che, nel mettersi a tavola, il nostro insettino può inocularci batteri e virus molto pericolosi per la salute umana! Purtroppo incontrarla lungo i sentieri ormai non è più cosa tanto rara. La puntura di zecca è molto fastidiosa, non perché provochi dolore o prurito, ma perché inizialmente non ce ne si accorge nemmeno. In genere i primi sintomi si avvertono soltanto successivamente, quando l’animaletto comincia a succhiare il sangue ed aumenta le sue dimensioni. Le punture di zecche sull’uomo possono provocare un quadro sintomatologico caratterizzato da gonfiore ed eruzioni cutanee. Non è detto, comunque, che si manifestino questi sintomi. Ecco perché bisogna sapere cosa fare, per affrontare al meglio la situazione.

 I SINTOMI

I sintomi della puntura di zecca non si manifestano nella fase iniziale, soltanto dopo ci si accorge di essere stati punti, perché l’insetto aumenta le sue dimensioni, succhiando il sangue. Quando si provvede a staccare la zecca, la zona interessata dalla puntura si gonfia un po’, presentando una zona centrale infossata, che diventa una piccola crosta.Soltanto in alcuni casi possono comparire sintomi più generali, come la presenza della febbre, le eruzioni cutanee e l’ingrossamento dei linfonodi. Solo quando la puntura è vicino all’occhio si può riscontrare un gonfiore che può durare anche per un paio di giorni.Le punture di zecche possono provocare l’insorgenza di alcune malattie. Malattia Lyme, causata da un batterio che infetta le zecche e che viene trasmesso all’uomo. La malattia è caratterizzata dalla formazione di un eritema, da dolori articolari, dal mal di testa e dalla febbre.Fra le altre patologie causate dalle zecche ci sono: la meningoencefalite, che intacca il sistema nervoso centrale, l’ehrlichinosi, un’infezione batterica con influenza, nausea, vomito e dolori muscolari, e la febbre bottonosa, accompagnata da disturbi cutanei.

COSA FARE

Quando ci si accorge di essere stati punti da una zecca, bisogna rimuoverla il prima possibile. Soltanto in questo modo l’animaletto non si nutre del sangue dell’ospite. La rimozione deve essere effettuata in maniera delicata e non si devono utilizzare lozioni oleose, prima che l’insetto venga rimosso.Inoltre è molto importante rivolgersi al medico, se si avvertono dei sintomi tipicamente influenzali . Specialmente dopo un’escursione in luoghi a rischio, ci si deve accertare, attraverso un’ispezione scrupolosa della cute e del cuoio capelluto.

TOGLIERE LE ZECCHE

Per togliere le zecche si devono usare delle pinzette. In alternativa può essere utilizzato un filo avvolto intorno all’animaletto. Si deve chiudere la presa il più possibile vicino alla pelle e si comincia a tirare lentamente. Se non si riesce a toglierla per intero, perché la testa rimane attaccata, bisogna servirsi di un ago sterile e toglierla come se fosse una scheggia.Se la zecca è molto piccola si può usare anche un coltellino, accertandosi di non rompere, strappare o schiacciare l’animale. Dopo tutto ciò, la zecca va buttata nel water o schiacciata con un sasso. Bisogna poi lavarsi le mani e passare una soluzione di acqua e sapone anche nella zona della puntura.

Vespe, calabroni e affini

Qui si entra in casa degli imenotteri, gente con quattro ali e un bel pungiglione dotato di veleno! Andando per sentieri li si incontra regolarmente, ma il più delle volte se ne vanno per la loro strada, intenti nelle faccende che solo gli insetti conoscono. Se, per qualche motivo, si trovano alle strette e pungono, la conseguenza, per chi non ha qualche forma allergica, è solo un po’ di gonfiore e dolore, che si curano facilmente rinfrescando con ghiaccio o acqua fredda la zona colpita. Il problema sorge quando l’alterco avviene nei pressi delle loro colonie, perché allora è tutta la famiglia a scendere in strada per far valere le proprie ragioni e il calo della natalità non è certo un problema che riguarda gli imenotteri! Quando le punture diventano molte, le conseguenze per la nostra salute possono essere anche molto gravi. Quindi è bene tenere gli occhi aperti e stare a debita distanza dai loro nidi. Purtroppo la cosa non è sempre facile, soprattutto nel caso delle “vespe di terra” che, come si capisce chiaramente dal nome, nidificano all’interno del suolo, rendendo molto difficile l’individuazione della colonia. Inoltre queste vespe sono molto aggressive, e, a differenza delle altre che reagiscono solo se realmente infastidite, potrebbero attaccare anche solo se ci avvicinassimo eccessivamente al nido.

La processionaria

Apparentemente innocuo, e pure un po’ buffo per l’abitudine degli individui di spostarsi in lunghe file che ricordano le processioni, questo lepidottero, parassita del pino e della quercia, ha anche lui delle frecce al proprio arco,avvelenate ovviamente! I bruchi sono, infatti, ricoperti di una peluria urticante che può provocare eruzioni cutanee e forte prurito. Al contatto con gli occhi si sviluppano rapidamente congiuntiviti, l’inalazione causa irritazione delle vie respiratorie e l’ingestione irrita le mucose della bocca e può indurre nausea e vomito. Ce ne è abbastanza per guardare e non toccare!

L’edera velenosa

edera velenosa - pubblico dominio

Passiamo al regno vegetale per incontrare il “malefico sesto”. L’edera velenosa è una specie erbacea che solo di recente ha cominciato a diffondersi in Italia. Si trova solitamente al di sotto dei 1500 metri di quota, e cresce fra le rocce, per questo fino ad ora sono stati soprattutto gli arrampicatori ad avere il dispiacere di incontrarla, ma anche gli escursionisti frequentano le sue zone…Il semplice contatto con la pianta porta a una dermatite allergica con la formazione di grosse bolle sulla pelle che guariscono lentamente e possono lasciare cicatrici. Riconoscerla non è semplicissimo, visto che nelle varie fasi di maturazione le foglie e la pianta mutano forma e colore. La si trova, infatti, in forma di pianticella alta 120 centimetri, di cespuglio o rampicante e produce fiori bianchi e piccole bacche.L’elemento più caratteristico sono le foglie che crescono a gruppi di tre e sono appuntite all’estremità.

La Penace di Mantegazza

penace di mantegazza - pubblico dominio

Nome buffo ma effetti temibili per questa appariscente pianta, ampiamente diffusa nell’Europa centrale, ma che in Italia cresce solo in Piemonte, Valle D’Aosta, Liguria occidentale, Lombardia settentrionale, Veneto e Trentino. La sua linfa, infatti, contiene agenti chimici in grado di penetrare nel nucleo delle cellule della cute, provocandone la distruzione. I risultati del contatto con la linfa si manifestano dopo circa 24 ore, con arrossamenti, ustioni, eruzioni cutanee e bolle che possono provocare lesioni anche permanenti. Molto pericoloso è anche il contatto con gli occhi, che nei casi più gravi può portare alla cecità. Gli effetti sono acuiti dall’esposizione ai raggi ultravioletti, quindi è fondamentale proteggere dal sole le parti colpite e recarsi subito in ospedale per ricevere le cure necessarie.

Ecco dieci erbe e piante spontanee che è possibile raccogliere.

1) Mele selvatiche

Le piccole mele selvatiche rimangono ancorate ai loro rami molto a lungo, anche durante l’inverno. Possono essere raccolte ed utilizzate per la preparazione di composte, torte e dolci. Possono essere inoltre conservate sotto spirito o considerate come uno dei frutti utilizzabili per la preparazione della mostarda veneta. La loro presenza persiste sugli alberi solitamente per tutto il mese di gennaio ed oltre si potrebbe essere ancora in tempo per raccogliere mele selvatiche cadute a terra.

2) Borragine

La borragine (Borrago officinalis) è una pianta spontanea reperibile oltre che in primavera anche in inverno, soprattutto nelle zone dal clima più mite. Gli usi culinari prevedono l’impiego delle sue foglie, da consumare dopo la bollitura, come guarnizione per numerose pietanze ed al fine di insaporire zuppe e minestre. Sia i suoi fiori che le sue foglie possono essere passati in pastella e fritti.

3) Asparago selvatico

L’asparago selvatico (Asparagus acutifolius) cresce spontaneamente in prati, campi ed ai bordi delle strade, con particolare riferimento alle zone di campagna. Deve essere raccolto prima che il suo gambo diventi legnoso recidendolo alla base ed evitando di strappare le radici. È ottimo se utilizzato per la preparazione di risotti. Trattandosi di una pianta perenne, può essere reperita anche durante l’inverno.

4) Cerfoglio selvatico

Il cerfoglio selvatico (Anthriscus sylvestris) può ricordare il prezzemolo per via della forma e del colore delle sue foglie. Si tratta però di una pianta commestibile differente, selvatica, utilizzato come rimedio erboristico diuretico e nella cosmesi naturale. Le sue foglie possono essere utilizzate crude per il condimento di funghi ed insalate.

5) Rosa canina

Si tratta di un arbusto che prende solitamente la forma di cespuglio e che risulta interessante per la presenza di bacche(falsi frutti) di colore rosso, ricche di vitamina C, che è possibile raccogliere durante l’autunno e l’inverno. Esse vengono essiccate e sbriciolate per la preparazione di rimedi erboristici, in particolare contro i dolori articolari, oppure utilizzati per la preparazione di tisane, marmellate e liquori.

6) Tarassaco

Anche se in pieno inverno può risultare difficile individuare fiori di tarassaco (Taraxacum officinale), è possibile andare alla ricerca delle loro foglie e delle loro radici, che per uso officinale vengono raccolte anche in inverno, nel mese di febbraio. Le radici vengono utilizzate nella preparazione di rimedi erboristici dall’effetto diuretico e depurativo. Le foglie possono essere utilizzate in cucina per la preparazione di frittelle, come ingrediente di zuppe e minestre o come condimento per pasta e riso.

7) Ortica

Le foglie di ortica possono essere raccolte lungo tutto il corso dell’anno munendosi di guanti per proteggere le mani. Il loro potere irritante scompare dopo la bollitura o l’essiccazione. Le foglie d’ortica possono essere impiegate in cucina per la preparazione di zuppe, minestre e risotti. Possono rappresentare anche uno degli ingredienti da utilizzare nei canederli trentini o nel ripieno di ravioli e tortelli.

8) Stellaria media

La stellaria media, conosciuta anche come centocchio comune, è una pianta spontanea dai fiori di colore bianco, diffusa in tutto il mondo e molto comune in Italia. È purtroppo spesso considerata una pianta infestante, motivo per cui si tende a non impiegarla in cucina, ma in regioni come la Liguria e la Toscana essa rientra nella preparazione di zuppe e minestre caserecce.

9) Macerone

Il macerone è una pianta spontanea nota anche con il nome di cornioli comune, di prezzemolo alessandrino e, scientificamente, di Smyrnium olusatrum. Le sue foglie vengono raccolte in inverno, in particolare nelle regioni che si affacciano sul mare, e vengono consumate in insalata o impiegate nella preparazione di zuppe e minestre.

10) Spinacio selvatico

Lo spinacio selvatico (Chenopodium bonus-henricus) rappresenta una specie vegetale perenne le cui foglie possono essere raccolte durante la stagione invernale. Le foglie dello spinacio selvatico possono essere utilizzate fresche e crude nella preparazione delle insalate, oppure possono essere impiegate come ingrediente durante la cottura di zuppe, minestre e risotti, oltre che nella preparazione di frittelle.

Forse è proprio questo il motore dell’arrampicata: come pesci nell’acqua, come uccelli in aria, come camosci sulle rocce, solo la simbiosi con l’ambiente fa di un uomo un buon alpinista.
(Reinold Messner)

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